15) D'Holbach. L'amico della Natura.

Si nota in questa parte finale dell'opera di d'Holbach il tono
elevato, la convinzione dell'apostolo, certo di portare agli
uomini un messaggio di liberazione, ma amareggiato per essere
rifiutato da coloro a cui vuole fare del bene, pur senza un'ombra
di odio e di rancore. D'Holbach sembra riprendere lo schema del
platonico mito della caverna.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo secondo, capitolo
dodicesimo  (pagine 287-288).

Finch gli uomini, intestarditi nelle loro opinioni religiose,
andranno a cercare in un mondo immaginario i princpi della
condotta che devono tenera quaggi, non avranno affatto princpi;
finch essi si ostineranno a contemplare i cieli, cammineranno a
tentoni sulla terra ed i loro passi incerti non incontreranno mai
il benessere, la sicurezza, la tranquillit necessari alla loro
felicit.
Ma gli uomini, resi dai loro pregiudizi ostinati a danneggiarsi,
sono in guardia contro quelli stessi che vogliono procurare loro i
pi grandi beni. Abituati ad essere ingannati, sono in continui
sospetti; abituati a diffidare di se stessi, a temere la ragione,
a considerare pericolosa la verit, trattano come nemici quelli
che vogliono rassicurarli; premuniti di buon ora dall'impostura,
si credono obbligati a difendere accuratamente la benda con la
quale gli si coprono gli occhi ed a lottare contro tutti quelli
che tentassero di strapparla.
Di conseguenza l'ateo  considerato un essere malefico, un
avvelenatore pubblico; colui che osa svegliare i mortali da un
sonno letargico in cui l'abitudine li ha gettati passa per un
perturbatore; colui che vorrebbe calmare i furori frenetici passa
per un frenetico lui stesso; colui che invita i suoi associati a
spezzare le catene sembra solo un insensato ed un temerario a
prigionieri  i quali credono che la loro natura li ha fatti
unicamente per essere incatenati e per tremare. In forza di queste
prevenzioni funeste, il discepolo della natura  comunemente
accolto dai suoi concittadini come l'uccello lugubre della notte,
che tutti gli altri uccelli quando esce dal nido, perseguitano con
odio comune e con grida differenti.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
664-5.

G. Zappitello, Antologia filosofica, 2. Quaderno secondo/7.
Capitolo Dodici/2.
16) D'Holbach. L'amico degli uomini.

Secondo d'Holbach il filosofo materialista, chiamato "l'amico
della natura" e il "discepolo della ragione",  anche l'amico
degli uomini e la sua lotta contro la metafisica e la teologia 
finalizzata al bene dell'umanit.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, Tomo secondo, capitolo
dodicesimo  (pagine 287-288).

No, mortali accecati dal terrore, l'amico della natura non 
affatto un vostro nemico: il suo interprete non  affatto il
ministro della menzogna; il distruttore dei vostri fantasmi non 
il distruttore delle verit necessarie alla vostra felicit; il
discepolo della ragione non  affatto un insensato che cerca di
avvelenarvi o di comunicarvi un delirio pericoloso. Se strappa il
fulmine dalle mani di quegli di terribili che vi spaventano, 
perch voi cessiate di camminare in mezzo a tempeste in una strada
che distinguete solo alla luce dei lampi. Se infrange gli idoli
incensati dalla paura o insanguinati dal fanatismo e dal furore, 
per mettere al loro posto la verit consolatrice, capace di darvi
sicurezza. Se rovescia i tempi e gli altari cos spesso bagnati di
lagrime, macchiati da sacrifici crudeli, affumicati da un incenso
servile,  per innalzare alla pace, alla ragione, alla virt un
monumento duraturo, in cui possiate trovare in ogni tempo un asilo
contro le vostre frenesie, le vostre passioni e contro quelle
degli uomini potenti che vi opprimono. Se combatte le pretese
superbe dei tiranni deificati dalla superstizione che, come i
vostri di, vi schiacciano sotto uno scettro ferreo,  perch voi
godiate dei diritti della vostra natura: , da ultimo, perch voi
siete degli uomini liberi e non schiavi per sempre incatenati
nella miseria,  perch siate governati da uomini e da cittadini
che amino, proteggano uomini simili a loro e cittadini di cui
detengono il potere. Se attacca l'impostura,  per ristabilire la
verit nei suoi diritti, cos a lungo usurpati dall'errore. Se
distrugge la base ideale di quella morale incerta o fanatica che
finora non ha fatto che abbagliare i vostri spiriti senza
correggere i vostri cuori,  per dare alla scienza dei costumi una
base incrollabile nella vostra propria natura. Osate, dunque,
ascoltare la sua voce, molto pi intelligibile di quegli oracoli
ambigui che l'impostura vi annuncia in nome di una divinit
capziosa, la quale contraddice continuamente le sue volont.
Ascoltate, dunque, la natura: non si contraddice mai.
[...].
La morale della natura  la sola religione che l'interprete della
natura offre ai suoi concittadini, alle nazioni, al genere umano,
alle razze future, ricredutesi dei pregiudizi che hanno cos
spesso turbato la felicit dei loro antenati. L'amico degli uomini
non pu essere l'amico degli di che furono in tutte le epoche i
veri flagelli della terra. L'apostolo della natura non prester
affatto il suo organo a chimere ingannatrici, le quali fanno di
questo mondo solo una sede di illusioni; l'adoratore della verit
non si accorder affatto con la menzogna, non verr a patto con
l'errore, le cui conseguenze saranno sempre solo fatali ai
mortali. Egli sa che la felicit del genere umano esige che si
distrugga da cima a fondo l'edificio tenebroso e vacillante della
superstizione, per innalzare alla natura, alla pace, alla virt,
il tempio che loro conviene. Egli sa che, solo estirpando dalle
radici l'albero avvelenato che da tanti secoli getta ombra
sull'universo, gli occhi degli abitanti del mondo scorgeranno la
luce capace di illuminarli, di guidarli, di riscaldarne le anime.
Se i suoi sforzi sono vani, se non pu ispirare coraggio ad esseri
troppo abituati a tremare, si compiacer di aver osato di
tentarlo. Tuttavia, non giudicher i suoi sforzi inutili, se ha
potuto fare un solo uomo felice, se i suoi princpi hanno portato
la calma in una sola anima onesta, se i suoi ragionamenti hanno
rassicurato taluni cuori virtuosi. Avr per lo meno il vantaggio
di avere bandito dal suo spirito terrori molesti per il
superstizioso, di aver cacciato dal suo cuore il fiele che
inaridisce lo zelo, di aver messo sotto i suoi piedi le chimere da
cui il volgo  tormentato.
P. H. d'Holbach, Sistema della natura, UTET, Torino, 1978, pagine
664-665 e 671.
